METODO

Analisi del contesto, obiettivi, target, SWOT: la strategia nasce da dati e prende forma con creatività.

La creatività senza metodo è un’idea che dura poco. Il nostro metodo serve a rendere ogni scelta comprensibile, misurabile e condivisa: cosa facciamo, perché lo facciamo, quali risultati ci aspettiamo.

Il metodo in 4 step

Analisi del contesto

Prima di decidere cosa dire e dove dirlo, capiamo dove sei oggi e cosa sta realmente influenzando la percezione della tua realtà.

Cosa osserviamo:

  • Reputazione attuale: come sei percepito , quali parole vengono associate al tuo nome, punti di forza e zone d’ombra.
  • Scenario e sensibilità: temi caldi, argomenti delicati, rischi di fraintendimento, vulnerabilità reputazionali, possibili trigger .
  • Vincoli e confini: normativa, compliance, procedure interne, contesto istituzionale, tempi tecnici e limiti operativi.
  • Opportunità: finestre di comunicazione, momenti favorevoli, iniziative in corso, alleanze possibili, trend che sostengono il posizionamento.
  • Rischi: vulnerabilità narrative, criticità pregresse, gap informativi, “punti ciechi” , eventuali scenari di crisi.

Output tipico: fotografia chiara dello scenario + mappa dei rischi/opportunità + priorità di intervento.

Obiettivi

Qui trasformiamo desideri generici (“vorrei più visibilità”) in obiettivi precisi, gerarchizzati e misurabili. È il passaggio che evita dispersione.

Come li definiamo:

  • Obiettivi primari (quelli che muovono tutto): reputazione, credibilità, posizionamento, fiducia, consenso.
  • Obiettivi secondari (che sostengono i primari): visibilità, engagement, traffico, conversioni, adesioni, partecipazione a eventi, crescita.
  • Orizzonte temporale: risultati rapidi (30–60 giorni) vs costruzione nel medio periodo (90–180 giorni).
  • Opportunità: trend che possono sostenere il posizionamento del cliente all’interno del mercato.
  • Criteri di successo: cosa deve accadere perché possiamo dire “ha funzionato” (KPI e indicatori qualitativi).

Output tipico: griglia obiettivi + priorità + indicatori + tempistiche (cosa facciamo prima e perché) .

Target

Non esiste un “pubblico” unico. Esistono persone e gruppi con bisogni, linguaggi e aspettative diverse. Mappare i target significa scegliere bene tono, messaggio e canale.

Chi mappiamo:

  • Istituzioni e decisori (quando presenti): ruoli, leve, sensibilità, tempi e linguaggi.
  • Stakeholder: alleati, partner, associazioni, interlocutori territoriali, categorie professionali.
  • Comunità e cittadini: aspettative, timori, domande ricorrenti, bisogni di chiarezza e trasparenza.
  • Media: testate rilevanti, giornalisti chiave, taglio editoriale, temi che “passano” e come.
  • Clienti e utenti: motivazioni, obiezioni, fiducia, barriere all’azione.
  • Critici e oppositori: non per “combatterli”, ma per anticipare narrazioni ostili e prevenire escalation.

Output tipico: stakeholder map (priorità e influenza) + profili target (linguaggio, canali, messaggi) + strategia di ingaggio.

SWOT

La SWOT per noi non è una tabella da presentazione ma una bussola decisionale per scegliere cosa valorizzare, cosa correggere, dove investire.

Come la usiamo davvero:

  • Forze: cosa funziona già (asset, competenze, risultati).
  • Debolezze: dove si perde chiarezza o credibilità (incoerenze, mancanza di prove, messaggi confusi, fragilità interne).
  • Opportunità: finestre esterne favorevoli (trend, vuoti comunicativi, nuovi bisogni del pubblico, contesti istituzionali).
  • Minacce: rischi esterni (concorrenza, crisi, attacchi).

Cosa fa la differenza: traduciamo la SWOT in scelte operative:

  • quali messaggi spingere e quali evitare
  • quali canali presidiare subito
  • quali contenuti produrre per “provare” ciò che diciamo
  • quali scenari preparare (anche in ottica crisis)

Output tipico: decisioni chiare + roadmap

Cosa Facciamo (in pratica)

Output (deliverable)

Perchè Funziona

FAQ

“Possiamo partire subito con i contenuti?”
Sì, ma con un minimo di struttura: anche uno sprint di metodo evita mesi di dispersione.

“Misurate i risultati?”
Sì: definiamo indicatori coerenti con gli obiettivi (non vanity metrics).

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